Governo “sanitario” in Belgio: i rischi per i diritti sociali e il ruolo del PTB

di Kovac *

In Belgio, la crisi legata alla pandemia di COVID-19 ha avuto come effetto politico di accelerare la costituzione di un governo di pieno esercizio a livello federale, dopo che il precedente esecutivo a forti tinte neoliberali aveva perduto la maggioranza in Parlamento nel dicembre 2018.

Il momento di stallo legato alla crisi di governo di fine 2018 non era stato nemmeno superato dopo le elezioni federali, regionali ed europee del 26 maggio 2019, che hanno rappresentato un momento trionfale per il partito di estrema destra neerlandofono Vlaams Belang, la cui amicizia con i sovranisti italiani di matrice salviniana è nota[1]. Partito che rivendica apertamente un carattere “nazionalista” fiammingo, con l’obiettivo dell’indipendenza della regione delle Fiandre, ha saputo erodere voti alla Nieuw-Vlaamse Alliantie (N-VA), ovvero l’altro partito fortemente autonomista che tuttavia ha assunto un carattere governista e ripulito la propria immagine, presentandosi come forza di governo in numerose città, a livello regionale nelle Fiandre ed anche a livello federale, il quale rimane il primo partito delle Fiandre e del paese. Il Vlaams Belang rimane escluso dai giochi di alleanze per la formazione del governo, visto il carattere apertamente filo-fascista e razzista del partito, contro il quale è stato messo in piedi un vero e proprio “cordone sanitario” da parte degli altri partiti.

Allo stesso tempo, il Partito del Lavoro del Belgio (PTB in francese – PVDA in olandese) ha conseguito uno storico risultato elettorale, ottenendo l’8,62 % di voti a livello nazionale e passando da 2 a 12 deputati nel Parlamento Federale e conquistando anche un seggio al Parlamento Europeo. Storicamente piccolo partito di sinistra maoista, ha saputo aprire un dibattito interno, compiere un’attenta analisi della situazione attuale della sinistra nel paese ed a livello internazionale e cambiare in profondità il proprio stile di comunicazione, adattandosi ai rapporti di forza presenti al momento nella società capitalistica.

Partito che rigetta l’idea della frattura linguistica del paese come punto centrale del dibattito politico, ha saputo correttamente cogliere le opportunità date dal logoramento del Parti Socialiste francofono (PS), primo partito in Vallonia e a Bruxelles per molti anni, coinvolto in numerosi scandali[2] e in perdita di consensi elettorali nelle ultime elezioni di maggio 2019. Inoltre, durante gli anni passati al governo federale, il PS ha sostenuto in maniera decisa le politiche liberiste[3] alla moda nel primo ventennio del XXI secolo, nonostante alcune simboliche azioni di resistenza più di facciata che di sostanza, come il rifiuto temporaneo di accettare la firma del CETA (Trattato di libero scambio UE – Canada) nell’autunno 2016[4].

L’affermazione del Vlaams Belang nelle Fiandre e la perdita di consensi del PS francofono a favore del PTB-PVDA hanno generato una impasse nei negoziati per la formazione di un nuovo governo, vista la difficoltà di riunire una coalizione tra forze parlamentari compatibili, lasciando il precedente esecutivo in carica per il disbrigo degli affari correnti, fino a che la crisi sanitaria non portasse ad un’improvvisa accelerazione. Di fronte alla rapida espansione del contagio da coronavirus, il 19 marzo, i partiti borghesi tradizionali si sono infatti accordati per votare la fiducia al governo precedentemente in carica in affari correnti, senza modificarne la lista dei ministri, attivando in seguito una procedura per il conferimento di poteri speciali per sei mesi, nel quadro dell’adozione di misure necessarie al contrasto dell’epidemia.

Il PTB-PVDA ha deciso di non votare a favore della fiducia, né i poteri speciali al governo. Parlando alla Camera dei Rappresentanti federale durante la discussione sulla mozione di fiducia, il presidente del gruppo parlamentare del partito, Raoul Hedebouw – pur apprezzando che il governo federale abbia valutato correttamente la gravità della situazione e preso la guida della gestione della crisi nel quadro dei differenti livelli di potere del Belgio – ha fatto presente come la decisione di non fermare immediatamente tutte le attività economiche non essenziali abbia colpito tutti i lavoratori che non si possono permettere di lavorare da remoto, come quelli del settore dell’edilizia o della collaborazione domestica, esponendoli a gravi rischi per la loro salute[5].

Durante la discussione sulla legge di autorizzazione dei poteri speciali, Hedebouw ha denunciato come uno dei primi decreti emessi per la gestione della crisi abbia esteso la possibilità di tenere aperti i negozi essenziali dalle 7 alle 22, esponendo ancora di più i lavoratori dei supermercati ai rischi sanitari legati all’epidemia e di come la legge permettesse al governo di adottare modifiche al diritto del lavoro senza discussione parlamentare durante il periodo di emergenza[6].

Dividere i lavoratori tramite la questione etno-linguistica

La discussione politica in Belgio è profondamente segnata dalla frattura linguistica tra un nord neerlandofono e legato alle dinamiche del capitalismo globalizzato (Fiandre) e un sud francofono, in cui i processi di deindustrializzazione dell’economia hanno generato una pauperizzazione della regione (Vallonia)[7]. Al centro, Bruxelles ha visto il proprio ruolo di capitale nazionale e “capitale” di fatto dell’Unione Europea fondersi, generando delle dinamiche speculative e di gentrificazione in alcuni quartieri e di sovrappopolazione in altri[8]. La frattura linguistica è diventata quindi anche frattura economica e politica, determinando la direzione del discorso politico nazionale.

Tuttavia, il movimento operaio in Belgio è tradizionalmente radicato. Non a caso, si narra che il Manifesto del Partito Comunista sia stato preparato da Karl Marx nei suoi anni di esilio a Bruxelles. Tale forte presenza operaia organizzata nel paese ha permesso la costruzione di un importante sistema di protezione sociale, le cui tutele sono state oggetto di un forte attacco da parte dell’ideologia neoliberista sotto l’impulso delle classi dominanti, con la complicità del PS. Come in altri contesti, le misure di riduzione della spesa sociale sono state giustificate con la necessità di portare il bilancio pubblico in pareggio e ridurre il forte debito pubblico del paese, uno dei più alti in proporzione al Prodotto Interno Lordo[9].

Il governo guidato dal leader storico del PS, Elio di Rupo, varato nel 2011 dopo un lunghissimo periodo di negoziati dovuti appunto alla profonda frattura tra i partiti francofoni e neerlandofoni, è stato decisivo nel lanciare una vera e propria caccia ai disoccupati percettori di sussidio, secondo l’imperativo neoliberista di “attivare” i disoccupati riducendo le protezioni sociali di cui beneficiano, in un paese in cui la Previdenza Sociale è stata essenziale nel ridurre le disparità di reddito[10]. A partire dal 2014, il successivo governo del liberale Charles Michel, con la partecipazione della N-VA, dei partiti liberali francofono e neerlandofono e dei democristiani nerlandofoni, ha perseguito la politica di riduzione del finanziamento diretto della Previdenza Sociale da parte dei contributi padronali in nome della competitività delle imprese e misure di riduzione della spesa sociale[11].

Le lezioni per la sinistra

In questo contesto, il radicamento e la crescente influenza politica del PTB sono un segnale in controtendenza rispetto a quanto accade altrove in Europa.  La vittoria nel 2018 contro il progetto di riforma delle pensioni, la popolarità dell’attuale campagna per una pensione minima a 1500 euro, testimoniano una dinamica positiva.

L’insegnamento da trarre dal successo del PTB-PVDA in Belgio è chiaro: convergere su un soggetto unico (di alternativa e comunista), con una strategia comunicativa chiara, moderna, basata su un sapiente uso dei social network e connessa alla realtà delle lotte dei lavoratori sul terreno, permette di incanalare verso sinistra le voci dello scontento sociale, dimostrando che è possibile spostare il centro del dibattito politico verso la difesa delle necessità delle classi lavoratrici nel contesto generale dell’economia di mercato globalizzata.

È anche fondamentale che il PTB-PVDA continui a costituire un bastione di difesa delle classi lavoratrici nel quadro delle misure di emergenza adottate per fronteggiare la pandemia, se vuole mantenere il risultato raggiunto e continuare a spostare a sinistra il dibattito politico belga, allontanandolo dai pericoli di una sterile discussione etno-linguistica che non serve la causa dei lavoratori, francofoni o neerlandofoni che siano.


[1] https://www.rtl.be/info/monde/europe/salvini-accueilli-en-rockstar-par-le-vlaams-belang-a-anvers-1178389.aspx

[2] https://www.courrierinternational.com/dessin/belgique-scandales-en-serie-une-annee-noire-pour-le-parti-socialiste

[3] http://www.crisp.be/2020/03/les-reformes-de-lassurance-chomage-2011-2019/

[4] https://www.rtbf.be/info/dossier/ceta-la-wallonie-defie-l-europe-et-le-canada/detail_ceta-le-parlement-wallon-delegue-sa-signature-au-federal?id=9442743

[5] https://www.lachambre.be/doc/PCRI/pdf/55/ip030.pdf

[6] https://www.lachambre.be/doc/PCRA/pdf/55/ap033.pdf

[7] https://statbel.fgov.be/fr/themes/menages/revenus-fiscaux

[8] https://journals.openedition.org/brussels/943

[9] https://data.oecd.org/gga/general-government-debt.htm

[10] http://www.crisp.be/librairie/catalogue/1951-distribution-redistribution-revenus-evolution-inegalites-belgique.html

[11] Sécurité sociale / Entreprise ; Rapporto Corte dei conti sulla Sécurité sociale

* Lavoratore italiano, residente in Belgio, iscritto al sindacato, internazionalista.

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