Come i lavoratori belgi hanno bloccato la pensione a punti

80104406_2524927907828366_4223029772067799040_n.jpgdi Alberto Ferretti

Ancora in occasione delle mobilitazioni in Francia contro la riforma delle pensioni, pubblichiamo la traduzione di un articolo apparso su Solidaire, il mensile del PTB (Il Partito del Lavoro del Belgio), in cui si ricostruisce la lotta dei lavoratori belgi contro un progetto di riforma analogo a quello francese; una lotta, nella quale il PTB è stato in prima linea, al momento vittoriosa e carica di lezioni, non solo per i lavoratori francesi e loro organizzazioni, ma anche e sopratutto per i loro omologhi Italiani.

Amici francesi, non esitate a guardare al Belgio: due anni fa, governo e padronato hanno cercato di imporre la “pensione” a punti. I lavoratori sono riusciti a respingerli. Ritorniamo su una vittoria – e non una semplice storia – belga. […]

La battaglia pedagogica

Il 28 ottobre 2017, il ministro delle Pensioni annuncia: “Presenterò un disegno di legge sulla pensione a punti entro la fine dell’anno.” Immediatamente, i tre sindacati del paese hanno reagito e il 19 dicembre viene organizzata una prima manifestazione comune a Bruxelles. Più di 40.000 persone marciano nella capitale. Il giorno stesso di questa prima grande mobilitazione, il ministro fa una prima retromarcia e annuncia che il testo sarà introdotto solo a giugno [2018]. Poi di nuovo una retromarcia ad aprile, quando dichiara: “Non è necessario votare il testo prima della fine della legislatura. Innanzitutto, è necessario compiere uno sforzo pedagogico.” Sottinteso: la gente starebbe sbagliando a mobilitarsi contro una riforma che non ha capito.

Ma i lavoratori avevano capito benissimo che il sistema della pensione a punti trasformava le pensioni in una tombola. Questo è d’altronde il messaggio che i sindacati e il PTB (Partito del Lavoro del Belgio) non hanno cessato di rammentare. Una tombola che il parlamentare e portavoce di PTB Raoul Hedebouw, già a dicembre 2017, riassumeva così: “Vi assegneranno dei punti e non più degli euro. Questi punti saranno calcolati a fine carriera. Ma saranno variabili a seconda del budget statale, del costo della vita e dell’aspettativa di vita. Quindi, se l’aspettativa di vita aumenta, la nostra pensione diminuirà. Se sopraggiunge una nuova crisi, come quella del 2008, saranno di nuovo i pensionati che pagheranno automaticamente. È una pensione-tombola.”

Una tombola organizzata dalla Commissione europea. Poiché la pensione a punti è appunto una “richiesta” dell’Unione Europea. Ovunque si è imposto questo sistema, gli importi delle pensioni sono diminuiti, l’età pensionabile aumentata. Come in Germania, dove le pensioni sono diminuite del 10% rispetto ai salari. E dove 2,7 milioni di persone con più di 65 anni vivono al di sotto della soglia di povertà. O come in Svezia, dove i lavoratori devono lavorare fino a 68,5 anni per raggiungere l’importo che prima della riforma ottenevano a 65 anni.

Questo sistema a punti favorisce l’assicurazione privata: dato che le pensioni sono più basse e i lavoratori ne conoscono l’ammontare solo poco prima del pensionamento, sono più propensi a stipulare un’assicurazione individuale per compensare le brutte sorprese.

Con la fine del sistema a ripartizione, addio solidarietà interprofessionale e intergenerazionale. Addio rivendicazioni collettive. Buongiorno invece alla privatizzazione delle pensioni. Grazie al lavoro di sensibilizzazione fatto dai sindacati e dal PTB, le manovre del governo per ingannare i lavoratori falliscono.

Mobilitazione di strada

Convinti della pericolosità dei progetti governativi, sono più di 70.000 a scendere in piazza a Bruxelles il 16 maggio 2018, per una manifestazione incentrata sul rifiuto della pensione a punti. Pochi giorni dopo, un predecessore di Daniel Bacquelaine, il deputato Vincent Van Quickenborne, conferma in televisione ciò che i lavoratori sanno già: il governo non oserà imporre la distruzione del sistema a ripartizione attraverso la messa in opera del sistema a punti durante questa legislatura. “La mia impressione è che non verrà più fatta. […] È una drastica riforma strutturale. Purtroppo c’è insicurezza e incertezza. (…) E, per dirla onestamente, siamo troppo vicini alle elezioni […] per prendere decisioni su questo punto. “

Tuttavia, più che i calcoli politico-politicanti, è stata proprio la mobilitazione di strada che ha fatto indietreggiare il governo liberale.

Le lezioni della vittoria

Le organizzazioni che sono riuscite a bloccare la riforma hanno imparato delle lezioni. Innanzitutto, il tema delle pensioni è uno di quelli che suscita maggiormente rabbia tra i lavoratori. Dopo di che, la pressione popolare si è espressa attraverso un ampio movimento che ha riunito tutti i lavoratori del paese, in un fronte comune sindacale, interprofessionale, ma composto anche da associazioni civiche e con il sostegno della popolazione. A riprova di questo sostegno, un sondaggio pubblicato nel giugno 2018 mostrava come la maggior parte della popolazione volesse andare in pensione prima, e con un assegno più elevato. Tre quarti dei lavoratori belgi affermavano di aver paura di non avere una pensione dignitosa.

Un’altra lezione: avere un obiettivo chiaro. Le 70.000 persone che hanno manifestato a maggio 2018 lo hanno fatto mostrandosi inflessibili sul rifiuto del sistema di punti. Nessun compromesso possibile, era no, e “solo” no. Fu questa unità e chiarezza di intenti rispetto all’obiettivo che ha portato i lavoratori alla vittoria. E che ci fornisce ora delle idee per andare oltre …

Verso pensioni migliori

Una tale vittoria lascia delle tracce. Dal lato dei perdenti – i partiti del governo federale hanno subito una grave sconfitta -, ma soprattutto da quello dei vincitori. I sindacati e il PTB sono passati all’offensiva: per una pensione minima di 1500 euro netti al mese. La campagna del partito della sinistra è in pieno svolgimento. Le 100.000 firme che il PTB ha raccolto al fine di presentare una proposta di legge popolare (la prima nella storia del paese) per strappare questa pensione minima stanno per essere raggiunte… Un successo che si spiega in parte dal segnale inviato nel 2017-2018: i lavoratori possono vincere contro il governo.

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