Siria: cambiano le alleanze ma la sinistra imperiale resta sempre la stessa

2020-03-04_13h01_38di Giuseppe Sini

“Nei momenti patetici il volto rassicurante è quello dei vecchi Stati Uniti dei padri, dei nonni, e dei bisnonni, la mano sul cuore, la Statua della Libertà, i marines.” [1]

L’eventualità di un accordo tra Syrian Democratic Forces (FDS) – coalizione di cui fanno parte curdi, arabi, assiri, yazidi e altre popolazioni dell’area – e il governo siriano e l’intesa infine raggiunta il 13 ottobre 2019 [2], volta a contrastare l’attacco turco nel nord-est della Siria a seguito del “ritiro” delle truppe statunitensi presenti nella regione (le virgolette sono d’obbligo, più che un ritiro è un farsi da parte per consentire a un subalterno riottoso di fare i propri comodi), hanno suscitato in parte della sinistra occidentale vibranti accuse di tradimento nei confronti degli USA, o meglio di Trump, e allo stesso tempo appelli, più o meno accorati, rivolti all’entità oggetto di tali accuse.

Accuse e appelli accompagnati da un riaccendersi della polemica nei confronti di un’altra parte della sinistra, additata con epiteti quali “assadista”, “stalinista”, “antimper” (nell’opinione di costoro, evidentemente antimperialista ha ormai assunto significato peggiorativo) “rossobruno”, ecc.; non mancano inoltre le allusioni a presunte contiguità con la destra più reazionaria, sovranista o più o meno esplicitamente fascista, nella difesa del governo siriano, ridotto in modo caricaturale a un “orco sanguinario e pazzo […] infilzando spilli in una sua effigie” [3].

Così leggiamo su Jacobin Italia [4] che, essendo saltati gli schemi tradizionali, “una parte” (e menomale che ci si premura almeno di ricorrere a una formulazione limitativa) di “arcipelago della sinistra altermondialista” – a suo tempo in prima linea nell’opposizione all’aggressione USA all’Iraq – si mobilita, o dovrebbe mobilitarsi, affinché “i militari a stelle e strisce svolgano un ruolo di interposizione con la Turchia”. Ad alimentare questa ulteriore concessione di credito nei confronti dell’esercito USA – nonostante l’annuncio di Trump risalisse a pochi giorni prima, ovvero al 7 ottobre – i contrasti tra l’attuale presidenza e una parte consistente del Partito repubblicano, i dipartimenti di Stato e Difesa, nonché l’intero Congresso; come se fosse la prima volta che si manifestano simili divergenze tra questi soggetti, senza che ciò ne scalfisca minimamente l’impegno a difesa degli interessi dell’imperialismo statunitense.

Come se non bastasse, ci si avventura in affermazioni bizzarre circa una mancanza di collocazione politica dell’esercito degli Stati Uniti, accontentandosi di definirlo “molto ideologizzato”; come se non si trattasse del braccio armato, o meglio di una parte integrante, economicamente, politicamente, ideologicamente e operativamente, di quello stesso imperialismo statunitense. I casi di marines giunti ad abbandonare tale esercito per unirsi alle Ypg, in un sussulto di coscienza dettato dalla coerenza nei confronti di una favoleggiata “rivoluzione americana delle origini” [5], dovrebbero dunque spingere la sinistra a porre tra parentesi la violenza e il terrore di cui l’esercito in questione è stato dispensatore – almeno dal secondo dopoguerra e non occasionalmente, bensì sistematicamente, anche in Siria (si pensi ai devastanti bombardamenti su Raqqa) – sollecitandolo a proseguire le sue operazioni nel paese mediorientale.

Questo sfoggio di pragmatismo in certe frazioni della sinistra occidentale rispetto all’alleanza SDF/USA si è attenuato, ogniqualvolta quest’ultima ha vacillato per poi crollare negli ultimi giorni, cedendo il posto all’amara rassegnazione riguardo un possibile accordo con Assad e la Russia, rivelando il persistere nella stessa sinistra di un complesso di superiorità dell’occidente e in particolare degli Stati Uniti, il cui ruolo nefasto in Medio oriente, così come in tante altre aree del mondo, non sembra sufficiente a scalfirne l’immagine di salvatori meno indesiderabili.

Pragmatismo e amarezza che sfociano nel rancore nei confronti di coloro che, giustamente, hanno sottolineato il ruolo preminente giocato nell’aggressione turca da entità come il Free Syrian Army, le cui discutibili frequentazioni erano note [6] anche quando veniva descritto con toni agiografici dall’informazione occidentale di quasi ogni colore politico; oltreché ribadire quanto massiccia sia stata la presenza USA in Siria sin dall’inizio di tutta la vicenda [7].

Proliferano quindi i tweet schiumanti rabbia contro “assadisti”, “stalinisti”, “assadostalinisti” (la fantasia nel coniare appellativi demenziali di certi personaggi è seconda solo alla loro incapacità di produrre la minima analisi concreta della situazione concreta), così come le allusioni a presunte convergenze di vedute tra antimperialisti, affetti da paranoia antiamericana – sciocchezza che emerge a sinistra periodicamente dai tempi della Guerra del Golfo – ed estrema destra uniti nel celebrare cinicamente l’accordo. Seguendo questa logica traballante non si dovrebbero sostenere i curdi visti i loschi figuri pronunciatisi a loro favore in questi giorni, da Emma Bonino a Giorgia Meloni, passando per Netanyahu, per non parlare delle simpatie sioniste e malcelatamente anti-arabe di un pensatore come Bookchin, assai in auge negli ambienti di sinistra cui ci stiamo riferendo [8].

“I crimini di Assad non vanno in prescrizione” leggiamo in un altro articolo su Jacobin Italia [9]… quelli degli Stati Uniti invece ci vanno, sempre che vengano definiti tali e non errori compiuti in buonafede; nello stesso articolo si tuona contro le presunte fake news sui White Helmets, come se non fosse ampiamente documentata la loro familiarità con gruppi a favore di un intervento USA mirante al cambio di regime, quando non direttamente con quelli islamisti. Gli stessi il cui account twitter accusa le Ypg, in contemporanea con l’aggressione turca, di attaccare civili inermi [10]; gli stessi che elogiavano il guerrafondaio McCain, l’onorabilità del quale sembra stare tanto a cuore all’articolista di Jacobin.

Sarebbe il caso che certi sostenitori della causa curda, prima di lanciare accuse indiscriminate a chi si è sempre coerentemente opposto all’aggressione imperialista Usa in Siria, indirizzassero il proprio risentimento contro chi per anni ha negato o minimizzato il ruolo degli agenti di tale aggressione, a maggior ragione ora che si stanno riciclando come mercenari dell’attacco scatenato da Erdogan nei confronti dei curdi e delle altre popolazioni del nord-est della Siria.


1. Franco Fortini, Otto motivi contro la guerra, Il Manifesto, 9 settembre 1990, in Disobbedienze II, manifestolibri, 1996.

2. https://twitter.com/jenanmoussa/status/1184196900934815744 .

3. Franco Fortini, Parola chiave: conflitto, Il Manifesto, 1 marzo 1991, in Disobbedienze II, manifestollibri, 1996.

4. https://jacobinitalia.it/difendere-la-rivoluzione/ .

5. Non mancano certo gli storici che hanno messo in luce quanto il timore, diffuso tra i coloni, di una rivolta degli schiavi abbia avuto un ruolo non secondario nella “rivoluzione”; Gerald Horne, The Counter-Revolution of 1776: Slave Resistance and the Origins of the United States of America, NYU Press, 2014, per citare un esempio.

6. https://joshualandis.com/blog/assad-regime-jihadis-collaborators-allies/ .

7. https://nytimes.com/2017/08/02/world/middleeast/cia-syria-rebel-arm-train-trump.html ; https://levantreport.com/2015/05/19/2012-defense-intelligence-agency-document-west-will-facilitate-rise-of-islamic-state-in-order-to-isolate-the-syrian-regime/ .

8. https://bennorton.com/wp-content/uploads/2019/10/Murray-Bookchin-Israel-Zionist.jpg .

9. https://jacobinitalia.it/i-crimini-di-asad-non-vanno-in-prescrizione/ .

10. https://alternet.org/2016/10/how-white-helmets-became-international-heroes-while-pushing-us-military/ ; https://thegrayzone.com/2017/05/23/video-white-helmets-executions-rebel-syria/ ; https://twitter.com/search?q=YPG%20(from%3ASyriaCivilDef)&src=typed_query ; https://alaraby.co.uk/english/news/2018/8/28/white-helmets-offer-syria-revolution-supporter-mccain-their-condolences .

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