Le primarie, le europee e la ristrutturazione del quadro politico italiano

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Le primarie del PD, svoltesi il 2 marzo scorso, sono state un evento che ha certo lasciato freddi coloro che in Italia si collocano idealmente nel campo anticapitalista, socialista e comunista. Eppure, un fatto di tutt’altro che secondario nel panorama politico italiano. Con un milione e settecentomila votanti, un leader eletto col 70% dei voti, secondo la grande stampa di area si è trattato di « un grande momento democratico ».

Trionfalismi e retorica propagandistica a parte, va sottolineato tuttavia come la scommessa della chiamata alle primarie promossa dall’apparato sia riuscita. Soprattutto considerando un partito, quello democratico, largamente screditato agli occhi dell’opinione pubblica, anche visti i suoi trascorsi di governo. Un partito per di più lacerato dallo scontro interno che verte in sostanza su quale linea applicare per meglio servire gli interessi del capitale finanziario.

Un partito che però è riuscito a mobilitare la sua base eleggendo un nuovo segretario espressione della cordata « di sinistra » di un partito in realtà di destra liberale e tecnocratica. Questo fatto deteminerà senza dubbio una ristrutturazione del quadro politico, a medio termine. L’affermazione di Zingaretti ha riconsegnanto infatti all’immaginario collettivo dell’elettorato l’idea di un’alternativa concreta al governo gialloverde : il « centrosinistra ». Di fatto, una proposta di pseudo-sinistra, ma che ha dimostrato, di essere ancora attrattiva, di essere in campo.

Essa non può dunque essere liquidata, è qualcosa su cui occorre interrogarsi. Si tratta certo di un riposizionamento opportunista, al fine di smarcarsi dalla stagione renziana. Ma è anche una trappola, per le formazioni che si trovano alla sinistra del PD. Infatti, il richiamo della foresta del cosiddetto centrosinistra, si farà sentire in tutta la sua forza nei prossimi mesi. E non importa se grazie a questo dispositivo di alleanze si sia smarrito nel tempo ogni accenno a ciò che dovrebbe caratterizzare una vera sinistra, ossia un rivolgimento sociale profondo nell’interesse dei lavoratori.

Inoltre, il tentativo di consolidamento dell’ennesimo polo imperniato intorno al PD si legittimerà sul classico appello al voto utile. Sulla logica del meno peggio, poiché di fronte a un governo dai tratti reazionari, la prospettiva di un rispettabile governo centrista formato dai cosiddetti  “competenti”, appare quella dove si vanno ancorando le speranze dell’elettorato oggi all’opposizione.

La destra a guida leghista – il partito della componente più conservatrice ed egoista della borghesia nazionale – è sicuramente a suo agio con questa dinamica. Non può che guardare che con piacere alla ristrutturazione del campo avverso, se va direzione di un confortevole riproposizione del bipolarismo. Una dinamica che liquidi l’anomalia grillina a sfogatoio della protesta, a terzo polo permanente quanto sterile di opposizione.

Il Movimento Cinque Stelle è infatti in profonda crisi di consenso da quando è al governo. La Lega, da forza navigata, egemonizza il dibattito, fragilizzando l’alleato, obbligato a rincorrere un’agenda non sua. Non è da escludere che il movimento aspetti l’occasione giusta per sganciarsi da responsabilità governative, che oggettivamente travalicano le sue capacità politiche e forse i suoi intenti originari. I Cinque Stelle torneranno laddove sono nati, a egemonizzare l’area del malcontento nella società e nei media; mentre le forze tradizionali occuperanno le istituzioni. E in questa divisione del lavoro, si consumeranno tutti gli spazi politici praticabili per un bel pezzo. Avremo così un capitalismo italiano blindato, che camminerà sui binari sicuri del doppio liberalismo: quello nazionalista della destra estrema e quello cosmopolita del destra liberale.

E veniamo, per concludere, alle dolenti note: ovvero al posto che occupa un polo socialista, comunista e anticapitalista in questo contesto. In realtà tale polo non esiste, e posto sembra non averne. Le recenti vicissitudini legate alla formazione delle liste e coalizioni per le europee lo dimostrano. Esiste invece una galassia polverizzata di gruppi e partiti, associazioni e movimenti, compagni senza organizzazione. Molti si trovano anche a subire la « svolta di sinistra del PD » e mobilitazioni in cui pur vi sono lavoratori salariati, pensionati e ceti popolari pronti guardare ai democratici, mentre altri guardano ai Cinque Stelle. 

Se il ritorno del bipolarismo è dunque un esito possibile, nella logica delle cose benché forse non nell’immediato, è invece fin troppo facile prevedere che queste elezioni europee sanciranno la scomparsa della sinistra radicale e dei comunisti dal panorama elettorale italiano. Insieme alla scomparsa dei temi che della sinistra e comunisti dal discorso nazionale – in mancanza di un soggetto e di strumenti in grado di propagandarli – in definitiva si sancirà la totale incapacità di incidere sui processi reali.

Le forze di alternativa sembrano ripartire da men che zero. Una piattaforma minima di rappresentanza degli interessi del lavoro sembra più che mai necessaria, che sia in grado di configurare un piccolo ma almeno visibile fronte popolare di resistenza all’offensiva in corso e ravvivare il fuoco del conflitto capitale/lavoro. Un fronte che si regga su basi minime, ma con progettualità a lungo termine che “ci” sottragga per sempre alla coazione a dover rincorrere l’ultimo cartello elettorale arrivato sulla scena (che prontamente si scioglierà il giorno dopo le elezioni) o all’isolamento ininfluente. Un processo che dovrebbe andare in parallelo a quello di unificazione indispensabile in un unico partito dei vari partiti e gruppi comunisti (cioè marxisti e leninisti) esistenti. Un passo essenziale, cui non c’è alternativa se si vuole davvero un giorno tornare a essere incisivi: e sarebbe ancora nulla rispetto a quanto dovremmo fare, ma già costituirebbe un polo di attrazione per altri marxisti sparsi e perduti.

Tutto questo mentre chi ha idee chiare, il capitale e i suoi partiti di riferimento, è capace di mobilitare purtroppo le masse per gli interessi di una sempre più ristretta oligarchia.


* Questo articolo è tratto dal mio intervento nella Pillola di Guerriglia Radio dedicata alle primarie del PD, disponibile qui “Guerriglia Radio in Pillole: Le primarie spiegate bene” insieme alle altre Pillole ed Episodi prodotto finora dalla Redazione di Guerriglia Radio.

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