Imperialismo e reazione: la questione dell’immigrazione

2020-03-04_13h08_46di Alberto Ferretti

L’odierna immigrazione è un processo innescato dall’imperialismo e dallo sviluppo diseguale. Non è “colpa” di nessun governo in particolare: è strutturale, epifenomeno di un capitalismo in cui i monopoli finanziarizzati tengono nel sottosviluppo, poiché le sovrasfruttano, intere aree del pianeta, mentre le sanzioni e le guerre stabilizzano l’egemonia occidentale, assumendo un carattere apertamente coloniale. I flussi migratori dipendono da questo, esisteranno finché esisterà l’imperialismo e chiunque governi deve gestire questi fenomeni di lungo corso. I partiti borghesi infatti non possono non partecipare al saccheggio e alla distruzione del mondo non allineato, indipendentemente dalle conseguenze che ciò comporta.

Nel contesto dalle politiche neoliberali adottate nei centri imperialisti – funzionali alla necessità di accumulazione capitalistica, a trazione finanziaria e fondata sulla libera circolazione dei capitali – l’immigrazione diventa un’opportunità, nella lotta di potere, per i reazionari. Essi fomentano paure enfatizzando a dismisura il fenomeno, sapendo di far presa sulle masse spoliate. È un problema (relativo) invece per i partiti liberaldemocratici, che ne farebbero volentieri a meno ben sapendo come in tale contesto economico la questione volga a tutto vantaggio elettorale delle destre radicali (tanto che tentano di arginare con politiche, vedi Minniti, non molto diverse da quelle leghiste, dimostrando assoluta indifferenza, cinismo e ipocrisia).

Tuttavia quel che conta, indipendentemente da questa dialettica partitica, è che le classi dominanti si rafforzano, usando il tema dell’immigrazione per ingannare e dividere i subalterni su linee identitarie – che sono la tomba del conflitto di classe -, mentre perseguono politiche economiche antioperaie di redistribuzione verso l’alto. La “Manovra del popolo” ne è la prova: sfacciatamente classista, essa sfida le compatibiltà finanziarie internazionali per finanziare un condono fiscale e un’ulteriore drastica riduzione delle tasse ai ceti benestanti e proprietari. Scaricando sulle spalle dei lavoratori dipendenti (al netto di un po’ di assistenzialismo del tutto regressivo) il costo di misure per garantire privilegi a una classe imprenditoriale italiana stracciona e parassitaria. Misure che in nessun modo, tra l’altro, possono stimolare crescita economica, occupazione e garantire salari dignitosi.

In tal senso, nessuno più di un sovranista-populista imbufalito “contro il sistema, contro il Pd” è l’utile idiota, la risorsa e strumento al servizio del capitale, sempre pragmatico nell’assecondare i processi, anche a costo di una paurosa regressione civile e del riaffiorare di un’egemonia reazionaria. L’odierno arresto politico del sindaco di Riace – secondo la linea del punire per educare alla disumanità le masse, infangando qualsiasi esperienza positiva possa contrastare la narrativa “dell’immigrato clandestino invasore che distrugge le nostre tradizioni”, su cui la Lega (ma non solo) costruisce il proprio consenso – ne è un esempio illuminante.

Contro questa barbarie fatta di molteplici discriminazioni e offensive dall’alto nei confronti dei subalterni e degli sfruttati – di cui il Decreto Salvini è la più recente concretizzazione – occorre ravvivare la lotta di classe: tale è il compito delle forze comuniste in questa fase storica di difficoltà e ritirata, e prevede necessariamente un lavoro di unione della classe lavoratrice, la necessità di far emergere una coscienza di classe (che non c’è più) nella lotta serrata e senza sconti al blocco borghese dominante in Italia; e di non cedere di un millimentro nei confronti degli argomenti che i reazionari usano per distrarre e avvelenare l’opinione pubblica e colpire immigrati e lavoratori. Consapevoli che l’integrazione nei ranghi del proletariato organizzato dei lavoratori stranieri, contro i padroni italiani, è un aspetto pratico fondamentale per assolvere correttamente questo compito; così come il sostegno internazionalista indefettibile ai popoli e alle nazioni oppresse dall’imperialismo.

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