Potere al popolo: avanti sul serio!

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Condividiamo l’appello “Potere al popolo: avanti sul serio!“, come proposta in vista dell’assemblea nazionale del 26-27 maggio che si terrà a Napoli.

“Per la prima volta da moltissimi anni, un processo politico ha saputo riaggregare migliaia di compagni e compagne, motivare i lavoratori e le lavoratrici in lotta di tutto il Paese e coniugare insieme le realtà autorganizzate di lotta, di conflitto, di mutualismo e le organizzazioni di classe attive a livello nazionale, come i partiti comunisti, i sindacati di base, i Clash City Workers, l’ex-OPG e i soggetti promotori di Eurostop. Vediamo in Potere al popolo un processo di aggregazione delle forze comuniste e anticapitaliste con l’ambizione di avere uno spirito popolare.

L’assemblea nazionale di Potere al Popolo e il percorso costituente che seguirà sono l’occasione per porre al centro un confronto di ampio respiro sui temi e sui programmi, con la prospettiva di lungo termine di ricostruzione del nostro blocco sociale di riferimento, che si riunisce intorno ad alcune proposte su come organizzare i soggetti subalterni e su quale programma di lotta dar loro. Esso dovrà essere di seria modifica radicale dei rapporti di forze sociali ed economici: partendo dal tema delle nazionalizzazioni e del possesso dei mezzi di produzione, della pianificazione economica, della restituzione dei diritti allo studio, alla salute e all’abitare.

Laddove le pratiche messe in atto ci hanno permesso di riprendere i contatti con la classe, abbiamo imparato che la politicizzazione del malcontento, e dunque la presa di coscienza della propria condizione da parte di una fetta sempre maggiore del proletariato, passa attraverso la connessione sentimentale, spiegata dallo stesso Gramsci come la capacità di sentire, comprendere e spiegare le passioni elementari del nostro popolo e l’incontro fra la militanza attiva e i bisogni quotidiani della nostra classe di riferimento. Queste pratiche di lavoro di strada devono dunque essere generalizzate per puntare alla ricomposizione delle lotte nei luoghi di lavoro, che parte dall’analisi della composizione della classe sociale, elemento essenziale per qualsiasi presupposto di rappresentanza. Una classe, oggi, del tutto frammentata da trent’anni di attacco dall’alto del capitale, e spesso convinta di poter trovare la soluzione ai propri problemi nel modello economico e sociale che ne è la causa stessa.

Tanto questo lavoro è difficile, quanto è necessario che le nostre elaborazioni teoriche e le nostre prassi siano continuamente in relazione e verificate tra di loro. Crediamo che PaP sia lo spazio in cui questo si può produrre. Questa è la nostra proposta per PaP: da un lato, diventare soggetto promotore ed organizzatore delle mobilitazioni conflittuali che già esistono; dall’altro promuovere interventi nelle fasce popolari che ancora non lottano e che reagiscono alla crisi ascoltando le sirene di securitarismo, xenofobia e qualunquismo.

1. Dare una diversa lettura della lotta sui luoghi di lavoro, fuori dalla logica della burocratizzazione sindacale e in sostegno al sindacalismo conflittuale sia sui livelli delle singole vertenze che sul piano nazionale. Il primo intervento rivolto alla classe che lotta deve essere il passaggio dalla rivendicazione economica a quella politica. PaP dovrà organizzare le RSU aderenti al progetto su un percorso di rivendicazioni, basandosi sul conflitto sui luoghi di lavoro e mirando a far saltare gli opportunismi e le contraddizioni nelle relazioni sindacali, per rafforzare il sindacalismo di classe e ridare all’organizzazione dei lavoratori il proprio ruolo strategico e storico. Questo passaggio è particolarmente cruciale in questa fase, in cui il ricatto salute/lavoro è tornato prepotentemente alla ribalta a causa delle numerose morti sul lavoro di operai in tutta Italia, segno che la necessità del conflitto coi padroni non si è esaurita, e che questa gravissima criticità dev’essere immediatamente affrontata tramite l’organizzazione dei lavoratori e l’aumento della conflittualità.

2. Generalizzare la pratica dell’inchiesta sociale per entrare in connessione con la classe di riferimento e conoscerne i bisogni. Proponiamo sia di generalizzare la pratica degli sportelli lavoro e casa nelle aree urbane – in collaborazione con USB, Clash City Workers, ASIA e, dove esistono le condizioni, altre associazioni e sindacati autonomi – sia di riavviare la pratica dell’inchiesta, per pianificare attività specifiche che ci pongano come punto di riferimento per la classe. In base ai problemi specifici delle diverse aree d’azione, dovremo studiare, attuare e verificare altre pratiche di indagine e di intervento sociale e politico.

3. Nel contesto europeo e in linea con le altre forze del GUE che hanno sottoscritto l’Appello di Lisbona, sviluppare nazionalmente il tema della rottura dell’Unione Europea e le proposte del Plan B. In tutto questo, non potrà non avere un ruolo la questione dell’uscita dalla Nato, dalle strutture di guerra imperialista, e dall’Unione Monetaria. In questo contesto vogliamo ulteriormente argomentare i temi della nazionalizzazione delle banche e degli asset industriali strategici del paese, così come la rottura del pareggio di bilancio.

4. Dar vita a un processo di strutturazione che dia spazio alle forze militanti e all’elaborazione politica collettiva. Ora abbiamo bisogno che PaP si dia strumenti organizzativi che le conferiscano autonomia e sostentamento (anche economico), così che sia in grado di funzionare e prendere decisioni. Vogliamo che PaP diventi una forza in grado di fare comunità, di valorizzare le energie militanti dai vari territori, e che permetta loro di inserirsi nel processo decisionale nazionale per stabilire una linea di azione comune e condivisa. Nel rispetto reciproco della storia e delle provenienze di ciascun*, crediamo che tale processo partecipativo passi per la strada delle adesioni collettive e individuali al progetto.

Per sottoscrivere l’appello è possibile inviare nome, cognome e territorio all’indirizzo: avantisulserio@gmail.com.”

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